2003: parte uno dei primi progetti di rintracciabilità del mais

Articolo di Francesco Bartolozzi - Terra e Vita n.43 / 2003

Che cosa sia la tracciabilità, ormai lo sanno tutti. Ma forse molti la confondono con la salubrità alimentare o la qualità, quando in realtà, per poterla considerare tale, dovrebbe essere accompagnata da disciplinari di coltivazione, in modo da assumere un certo valore perché vincolata a regole da rispettare e sulle quali vengono fatti i controlli. E questa è la peculiarità del primo esempio di rintracciabilità nel mais, con lo scopo ultimo di certificare la filiera per il sistema di produzione del latte, avviato dalla società di servizi AgriOk in collaborazione con il Cap di Ferrara, l'Università degli Studi di Bologna (che sta monitorando l'evoluzione delle micotossine) e il centro di stoccaggio Salvagnin di Lagosanto (Fe), e con il coinvolgimento di 104 aziende del basso Ferrarese per un quantitativo complessivo di 150mila quintali di mais. L'importanza di un progetto del genere nel mais diventa facilmente intuibile se si pensa che dall'1 gennaio 2005 secondo la normativa Ce sarà obbligatorio per le aziende agroalimentari (e quindi anche quelle mangimistiche) il sistema di rintracciabilità.
Le aziende ai raggi X. Quando si parla di tracciabilità di filiera, le informazioni da raccogliere sono numerose e quindi vanno informatizzate, in modo da richiamare e mettere a disposizione i dati in modo preciso e pronto senza errori di trascrizione. Internet diventa quindi lo strumento ideale per velocizzare l'informazione e renderla fruibile ovunque, consentendo di risalire al percorso compiuto dal prodotto anche per scopi di controllo. In pratica AgriOK predispone i capitolati per la coltura, i percorsi tecnici relativi e la selezione di fornitori e prodotti, pubblicandoli sul portale. Gli acquisti dei prodotti autorizzati da parte delle aziende vengono registrati sul portale e caricati automaticamente nel magazzino. Sempre sul portale viene aggiornato il registro dei trattamenti, con lo scarico della quantità prevista del prodotto sui vari appezzamenti, così come l'uso dei fertilizzanti e l'utilizzo di trappole a feromoni. In questo modo si compila e si tiene aggiornata la scheda di campagna delle singole aziende aderenti al progetto, realizzando la rintracciabilità attraverso una documentazione che identifica l'anagrafica, l'appezzamento, le operazioni effettuate, prevedendo funzioni di controllo e verifica.
Oltre alla scheda di campagna, il sistema completa le informazioni mettendo a disposizione delle filiere e dei loro tecnici i dati pluviometrici, i verbali (che i tecnici di filiera possono compilare in presenza di non conformità e per consigliare azioni correttive) e il magazzino (che non è altro che il carico di prodotti che un'azienda agricola possiede e dove la filiera può incrociare i controlli con i prodotti presenti nei capitolati di coltivazione).
La rintracciabilità, infine, non si ferma in campo, ma attraverso accordi con i centri di stoccaggio arriva anche in fase di post-raccolta, dove è necessaria per tracciare le lavorazioni all'interno del centro di stoccaggio e trasformazione prodotti.
I motivi dell'adesione: perché il Cap Fe ha deciso di collaborare a questo progetto? "Oltre a creare una sorta di fidelizzazione con i nostri clienti - risponde Emanuele Occhi, coordinatore del progetto mais del Cap di Ferrara -, in previsione dell'ormai nota legge che sarà predisposta in attuazione del regolamento comunitario n. 178 del 2002 che prevede la rintracciabilità obbligatoria in tutte le fasi della produzione, dalla trasformazione fino alla distribuzione del prodotto, il Cap di Ferrara è partito con due anni di anticipo rispetto alle normative di legge con il processo di tracciabilità e rintracciabilità a tutto campo, per poter non solo qualificare la granella di mais, ma anche ricostruire quel legame diretto che un tempo esisteva tra l'alimento e il consumatore".
Nel caso specifico, la strada scelta dal Consorzio è quella più difficile, perché non solo richiede specifiche dotazioni tecnologiche, ma anche adeguamenti manageriali e gestionali non secondari da un punto di vista dei costi e delle risorse umane. Per la prossima campagna agraria verrà messo a disposizione gratuitamente un apposito servizio che permetterà la gestione del quaderno di campagna e schede di campo a tutti quei clienti che aderiranno al progetto qualità tracciata. "Un altro aspetto estremamente importante di questo progetto - aggiunge Barbara Tagliatti, coordinatrice tracciabilità mais del basso Ferrarese - è la grande visibilità del sistema, per cui a chiunque vendiamo e a chiunque acquista questa produzione diamo la possibilità, dopo autorizzazione, di vedere su Internet come questo mais è stato ottenuto. Le annotazioni riportate sulle schede di campo sono molto dettagliate e la tracciabilità è su ogni fase del ciclo produttivo del mais". Il dettaglio delle informazioni riportate verrà incrementato l'anno prossimo con l'inserimento delle schede di sicurezza dei prodotti utilizzabili, in modo da ridurre ulteriormente i margini di errore da parte degli agricoltori.
Il capitolato per la coltivazione Il contratto di coltivazione del mais con le varie aziende partecipanti nasce nell'ottica di assicurare l'alta qualità del prodotto finale e salvaguardare l'ambiente attraverso la gestione delle diverse fasi di coltivazione.
Tutte le aziende che già aderiscono al disciplinare 2078/1257 Azione A1 rimarranno vincolate alle tecniche di detto disciplinare. Cerchiamo di identificare i punti salienti di questo capitolato. Per la concimazione rimane fondamentale effettuare le analisi del terreno al fine di evidenziare i parametri dei singoli elementi nutritivi e integrare le carenze. In generale, per produrre 100 quintali di granella secca occorrono per N, P2O5 e K2O rispettivamente 250, 115 e 220 kg/ha. Per l'azoto si devono dare da 180 a 300 unità/ettaro a seconda della quantità di sostanza organica presente, delle irrigazioni che si prevedono di fare, dei quantitativi di granella o ceroso che si prevedono di produrre e dal ciclo breve o tardivo del mais. Questi quantitativi di azoto devono essere somministrati dal 30 al 50% in presemina e la restante parte alla 5a-6a foglia localizzato alla sarchiatura. Quanto al fosforo, deve essere somministrato localizzato alla semina con una quantità che in generale può variare da 45 a 75 unità. Infine, per il potassio si ritiene normalmente che i nostri terreni ne sono naturalmente dotati.
Nella scelta dell'ibrido è fatto assoluto obbligo il non utilizzo di prodotti geneticamente modificati (richiesta certificazione lotto di semina della società produttrice e di classe Fao < 600). Si chiede di scegliere ibridi con diverso early vigor, così da raggiungere il momento della differenziazione della spiga in tempi diversi, e con fioriture differenziate che permettano di scaglionare il momento di irrigazione. Inoltre, va valutata la precocità degli ibridi non in base ai giorni, alla classe Fao o alle sommatorie termiche, che sono poco indicative, ma sulla base dell'umidità della granella raccolta. L'epoca di semina giusta si verifica quando le temperature del terreno rilevate al mattino, a circa 5 cm di profondità, si attestano intorno agli 8-10 °C. La giusta profondità di semina non deve essere inferiore a 2,5 cm e non superiore a 4,5 cm.
Per la difesa dei parassiti, occorre utilizzare i moderni insetticidi applicati al seme che assicurano migliore localizzazione del principio attivo sia all'esterno che all'interno delle piante e una maggior sicurezza per l'operatore, nella fattispecie: imidacloprid (Gaucho) e fipronil (Regent). Come fungicidi e repellenti utilizzabili in concia, thiram, metalaxyl, fludioxonil e captano, come repellente per uccelli l'antrachinone. Contro le nottue i prodotti autorizzati (intervenendo possibilmente nel pomeriggio) sono la deltametrina e la lambdacialotrina. I sistemi di lotta alla piralide autorizzati sono: anticipo delle semine, uso di ibridi tolleranti, lotta chimica integrata e lotta biologica. Nella lotta integrata i trattamenti chimici si effettuano con attrezzature specifiche (trampoli), il momento dell'intervento è basato sul monitoraggio della presenza degli adulti, ottenuto attraverso l'utilizzo di trappole luminose o a feromoni, e i prodotti autorizzati sono deltametrina, lambdacialotrina, Bacillus thuringiensis e teflubenzuron, quest'ultimo autorizzato anche in 2078/1257.
Infine, lo stoccaggio della granella. La trebbiatura deve essere effettuata tra il 20 e il 25% di umidità per non danneggiare la granella durante la fase di raccolta. È indispensabile che la granella raccolta sia stoccata in maniera differenziata rispetto alle altre partite di mais che non sono coltivate con questo capitolato, avendo cura di fare sostare il prodotto nella piarda il meno possibile e di portarlo all'essiccazione a breve giro di tempo onde evitare possibili formazioni di muffe. Lo stoccaggio deve essere effettuato in appositi silos e la granella deve essere conservata tramite l'utilizzo di CO2 o a freddo.





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